Fotografare i fulmini di G. Albani Lattanzi

I fulmini sono uno dei soggetti fotografici più affascinanti tra quelli naturali, ma anche i più difficili da catturare. Sono eventi improvvisi, imprevedibili e istantanei. Impensabile scattare al momento in cui cade. Si usano quindi due metodi: il trigger e lo scatto continuo. Il trigger è un apparecchio che rileva il lampo e fa scattare la macchina all’istante. Sono efficaci ma solo in certe situazioni specifiche: con temporale molto vicino e poca luce ambiente. Di giorno e/o con temporale lontano sono molto poco affidabili Lo scatto continuo è invece molto più semplice e affidabile: basta lasciare la macchina a fare una serie di scatti senza interruzione. Qualsiasi fulmine cadrà durante uno degli scatti resterà immortalato. Ovviamente, per non fare migliaia di scatti a vuoto, questa tecnica va molto bene di notte, quando possiamo impostare scatti di 8 o più secondi. Di giorno è ben più complicata e va applicata in maniera diversa.

I fulmini possono essere fotografati di giorno come di notte, ma cambia l’approccio tecnico. Di notte è molto facile: basta capire dove si trova il temporale, inquadrare ampio, e mettere la macchina in modalità scatto continuo. Tutti i fulmini che cadono saranno registrati in uno degli scatti di questa nostra sequenza. A meno che non siate così sfortunati che il fulmine cade nel secondo di ricarica dell’otturatore, come è successo spesso a me 🙂 Di giorno il discorso è diverso. La luce ambiente impedisce di usare tempi lunghi come di notte e non è quindi possibile una serie continua di scatti. Alcuni usano i trigger, fotocellule che comandano lo scatto quando la luce che ricevono supera la luminosità dell’ambiente. Ma funzionano solo se il fulmine cade molto vicino. Oppure si usa una serie di raffiche di scatti, ma bisogna capire bene la cadenza dei fulmini e anticiparli. Questa foto è fatta di giorno appunto con questo metodo.

Anche se fotografati di notte i fulmini sono comunque un soggetto molto luminoso. Vero però che la loro luminosità dipende dalla distanza del temporale. Le impostazioni di scatto vanno comunque regolate sulla loro luce e poi adeguate all’ambiente. Quindi, prima si impostano ISO e diaframma per il fulmine, poi si trova il tempo sedguato per la scena. Come ISO si va da 100 a 400, a seconda della distanza del temporale. Il calcolo è facile: o si usa una app come Blitzortung o si contano i secondi tra lampo e tuono. Sono 300 metri di distanza ogni secondo che passa. Il diaframma va chiuso tra f4 e f8, anche qui in bae alal distanza e agli ISO scelti. Poi si trova il tempo giusto con qui la scena è esposta ma non troppo luminosa.

Giovanni Albani Lattanzi

 

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