Differenze tra JPEG e RAW di Emanuele Pizzi

HAI DUBBI TRA LO SCATTO IN JPEG E RAW?

L’affermazione della fotografia digitale cui abbiamo assistito negli ultimi anni ha trasformato in una necessità la capacità di utilizzare i software per lo sviluppo dei file RAW.

Innanzitutto, una basilare premessa di natura tecnica: le reflex digitali, le mirrorless, alcune fotocamere compatte e persino alcuni cellulari hanno la possibilità di salvare gli scatti in diversi formati; fra questi, uno dei più popolari, soprattutto per chi si avvicina alla fotografia digitale da neofita, è il formato jpeg. Tale formato presenta il vantaggio di essere molto leggero per quanto concerne lo spazio occupato sulla scheda di memoria, ma ha tuttavia il difetto di essere anche talmente compresso da perdere tutta una serie di informazioni utili nella fase di post produzione; la pecca maggiore consiste comunque nel fatto che il formato .jpeg, a differenza della fotografia analogica, prevede all’interno della fotocamera stessa quello sviluppo che invece (nell’analogico, appunto) avveniva in camera oscura.

Sostanzialmente, la scelta di scattare e salvare il file in .jpeg fa sì che sia il software della fotocamera a decidere, al vostro posto, i parametri di sviluppo della foto –che in questo caso sono quelli preimpostati da chi ha programmato tale software. Pertanto, la diffusa opinione secondo la quale << io scatto in JPEG perché così le foto sono naturali >> è errata: ciò che state realmente facendo è dire alla fotocamera di sviluppare le vostre foto… “come meglio crede”!

Dunque, la prima cosa da fare (a meno che non siate fotografi sportivi con esigenze specifiche o che non si tratti di scatti da inviare al volo all’editore –in tal caso ha senso utilizzare il formato JPEG per evitare il tempo materiale necessario allo sviluppo delle immagini) è impostare il salvataggio dei file fotografici sulla scheda di memoria della vostra fotocamera in formato RAW.

Chi è alle prime armi si chiederà: che cos’è il formato RAW e perché è da preferire al JPEG?

La parola RAW viene dall’omonimo termine inglese, col significato “crudo/grezzo”, ed è stata usata in fotografia per suggerire l’idea di un tipo di formato fotografico privo di qualsiasi sviluppo, ma che al contempo conserva e mostra al proprio interno una serie di informazioni che la fotocamera registra e grazie alle quali è possibile ottenere dalla vostra fotografia (a condizione che lo scatto sia corretto) il recupero di una quantità veramente notevole di informazioni relative allo scatto. Un esempio tra i tanti è il recupero delle zone sottoesposte, in parte anche connesso alla gamma dinamica (capacità dei sensori di acquisire dettagli riguardanti una determinata scena che vanno dalle zone in ombra fino a quelle più luminose in modo leggibile) della fotocamera usata.

Le suddette informazioni sono sufficienti per capire la ragione per cui un file RAW, sviluppato da VOI, è meglio del file JPEG –sviluppato dalla vostra fotocamera.

Affinché sia possibile recuperare questa gamma di informazioni, tuttavia, non basta scattare e salvare in RAW: è necessario imparare ad utilizzare i software specifici per sviluppare i file RAW.

In questo caso, voglio introdurvi al primo episodio sullo “sviluppo digitale base in CAMERA RAW” un plugin di Photoshop che vi permette di procedere allo sviluppo delle vostre foto.

Non appena scaricato il file RAW sul pc ed installato Photoshop, nel momento in cui cliccate su una delle vostre foto si aprirà il plugin CAMERA RAW, poiché viene riconosciuto immediatamente che si tratta di un file RAW, che necessita quindi di uno sviluppo al fine di poter essere utilizzato.

In questo primo episodio tratterò nel dettaglio le operazioni preliminari di sviluppo, analizzando nello specifico lo slider:

– temperatura colore e tinta si tratta di due slider di notevole importanza in quanto determinano fondamentalmente le tonalità che la foto assumerà, e se personalmente preferirete esaltare i toni caldi di un tramonto o quelli freddi di un temporale; inoltre, salvando in RAW, se in fase di scatto avrete sbagliato il bilanciamento del colore, grazie a questi due slider vi sarà possibile apportare le relative modifiche;

– esposizione questo slider vi consente di sottoesporre o sovraesporre la vostra immagine, dandovi la possibilità di creare diversi effetti;

– contrasto è uno slider che interviene schiarendo le parti chiare (pixel chiari) e scurendo quelle scure (pixel scuri); la differenza che si crea globalmente tra le parti chiare e quelle scure fa sì che il contrasto generale aumenti.

Naturalmente, è opportuno che questi slider vengano usati in maniera oculata, evitando se possibile di arrivare a fondo scala –sia per i valori positivi che per quelli negativi– in particolare per quanto concerne l’esposizione ed il contrasto, il cui “abuso” porterebbe alla creazione di artefatti potenzialmente molto sgradevoli. Vediamo nel video come utilizzarli:

https://www.youtube.com/watch?v=ol7IelmH354

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