L’Istituto abbandonato “Luraschi” di Marika Ciaccia

Per tenere viva la memoria oggi vi porto alla Colonia abbandonata di Varese.
Non manca proprio nulla: chiesa sconsacrata, infermeria, sotterranei e camerate.
Paura dei fantasmi?marika-ciaccia-1

Un tempo questo meraviglioso istituto svolgeva la funzione di colonia estiva.

Le colonie si trovavano in zone di mare e montagna dove bambini ed adolescenti potevano passare le estati svolgendo attività e studiando.

Una foto piena di bambini in fila, con pantaloncini corti tutti uguali, sguardi da piccoli teppisti in vacanza e una spiaggia – o un prato di montagna, poco cambia – sullo sfondo. Eccola qui l’immagine a cui tutti pensiamo quando si parla di colonie estive. E la foto, nelle nostre menti, è quasi invariabilmente in bianco e nero, riporta a ricordi d’infanzia un po’ sbiaditi. Non potrebbe essere altrimenti: anche le colonie estive, come tante altre tradizioni, si stanno trasformando in una rarità, un residuo del tempo che fu. – La Stampa

In particolare, questo posto, svolgeva anche la funzione di INAM (Istituto Nazionale per l’Assicurazione per Malattie), che oggi conosciamo come INPS. marika-ciaccia-2

Con il boom economico ed il graduale abbandono di queste strutture, il Luraschi viene lasciato agli agenti atmosferici intorno agli anni ’70, a causa della perdita di funzionalità.

La sensazione provata è che il tempo si sia fermato e abbia dato l’occasione a molti curiosi e vandali di camminare tra i corridoi e le stanze di questo posto.
Sono tanti gli arredi e gli oggetti originali che si possono trovare, testimonianza di un pezzo di storia tutta italiana.
Purtroppo sono ancora maggiori quelli trafugati dai ladruncoli che per qualche ora si sono visti profanatori di un luogo ormai dimenticato.

Siamo a pochi metri dalla frontiera svizzera e non di rado la struttura viene perlustrata dai doganieri.

Nonostante tutto, il luogo non è pericolante e vi si può girare in sicurezza.
Troviamo 4 piani:

  • Sotterranei, dove abbiamo poca luce, tanto sporco, le caldaie, l’affascinante lavanderia e stanze vuote con oggetti di vario tipo qui e là.

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  • Piano terra, vi si trovavano le aule studio. Troviamo ancora banchi, sedie, registri di classe ma mancano le lavagne. Ci sono vecchie televisioni distrutte o incendiate e oggetti vari danno l’idea di locali vissuti a pieno.
    Il punto forte è senza dubbio la cappella, con panche, confessionale e altare. Mette qualche brivido ma lascia a bocca aperta.
    Ci sono anche le cucine, con frigorifero, impastatrice, stoviglie e montacarichi.

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  • Al primo piano vediamo i dormitori disseminati di vecchi materassi privati della loro struttura metallica, si evince che, probabilmente, qualcuno dorma lì tutt’oggi. Ci sono poi gli armadietti privati e le lenzuola pulite, stirate e piegate.
    La stanza più bella, a parer mio, è l’infermeria con il lettino, la scrivania, il mobilio contenente boccette e confezioni dell’epoca (anche qui molto è stato rubato).

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  • Al secondo piano si ripetono le stanze, oltre al fatto che possiamo accedere alla mansarda e al sottotetto, per mezzo di una lunga scala a chiocciola. Qui ho trovato un vecchio presepe in legno, confezioni di panettoni Motta e tante bandiere di tutto il mondo chiuse in uno stanzino dedicato.
    Chissà quanti tesori sono stati portati via da qui.

La cosa peggiore è che si trovano montagne di registri, accatastati a terra, con nomi, indirizzi e situazioni mediche, alla mercé di chiunque…

Marika Ciaccia

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