“Lo odio” di Silvia Tuccitto

Ero sempre io quello sbagliato, quello in difetto, che mai ne azzeccava una.

Io, io, sempre io quello che sbagliava: mi ha fatto sentire sempre uno stupido e mi ha fatto credere che lo fossi.

Mi chiamo Antonio, ora ho 32 anni, e credo di essere una persona migliore di mio padre.

Lui, e le sue fottute manie di protagonismo, quella smoderata voglia di apparire, di essere sempre sotto i riflettori.

E di farti sentire una nullità, un incapace, un buono a nulla.

“Uno che non sa com’è la vita”, così mi ha fatto sentire.

Ma io lo sapevo com’era, ma non avevo più voce e più voglia di dirglielo, che la vita era tutt’altro tranne come l’aveva intesa lui.

Mi chiamo Antonio, ora ho 32 anni ed ho paura.

Ho paura che altri mi possano dire :”tu non basti”.

Ho il terrore che la mia ragazza mi lasci e alle volte penso che me lo meriterei, se mi lasciasse.

Perchè al suo posto lo farei, ma lei non lo fa perché è buona, non è come mio padre.

Perché lui lo odio, e lo devono sapere tutti.

Ho una passione: la fotografia.

Mi piace perché mi fa sentire realizzato, mi fa sentire il migliore.

E mio padre non può parlare, non può pensare che io non sia all’altezza, perché io supero tutti, lì, sono il più bravo.

Mi sono iscritto ad un gruppo fotografico su Facebook, poco tempo fa: sento che quella è la mia casa.

È insomma il mio regno dove chi comanda sono io, perché sono il migliore, e gli altri lo sanno.

Le loro fotografie, in confronto alle mie, sono proprio una nullità e io non li risparmio in critiche, perché è giusto così, penso io: inutile illuderli.

Ho conosciuto un ragazzo, qua sul gruppo, si chiama Ivan, mi ci trovo bene.

Sta diventando come un fratello per me, gli confido tutto: gli ho raccontato anche di mio padre e lui mi ha consolato sempre, ha una pazienza immensa.

Qualche volta mi dice però che sono troppo prepotente, che rischio di diventare come mio padre.

Anche Marta, la mia ragazza, me l’ha detto, forse troppe volte, e poi m’ha lasciato.

Quella, una buona a nulla, avevo conosciuto anche lei su questo gruppo di fotografia.

Questo maledetto gruppo.

Adesso non va bene più a nessuno che sia io a comandare, quei poveracci proveranno invidia…ma sai che faccio? Sparisco dalle loro vite, mi son detto, da tutti, non vale la pena spendere tempo con chi mi odia.

Così ho detto e così ho fatto.

Avevo litigato con Ivan quella notte, avevo litigato come non mai.

E così basta, fine del capitolo, avevo deciso.

Spensi internet e mi resi incontattabile: chissà cosa avrà pensato Ivan, tipo che mi andassi ad ammazzare o cose del genere.

Ma lui non mi conosce, non sono il tipo, ma gliel’ho fatto credere per un pezzo, poi ho fatto rispondere a mia sorella al cellulare dicendole di dirgli che a breve l’avrei chiamato.

Voleva qualche spiegazione, ma io non avevo voglia di rendere conto più a nessuno, non volevo legarmi più a nessuno, non volevo provare più dolore.

Non volevo essere giudicato.

Non volevo sfruttare Ivan, perché in fondo mi aveva fatto da psicologo durante i miei momenti di crisi.

Ma soprattutto, non volevo diventare quello che più odiavo, ovvero mio padre.

E tutti mi stavano dicendo che lo stavo diventando, e mi odiavo per questo.

Mi chiamo Antonio, ora ho 32 anni e vorrei essere me stesso, non quello che mio padre, gli altri e il mondo hanno sempre voluto che io fossi e che diventassi.

Ancora non so chi sono e ho nel mio petto una ferita immane, che non ce la fa a rimarginare.

Ma cerco sempre di essere migliore.

Silvia Tuccitto

Lo odio di Silvia Tuccitto

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