Post produzione si o no?

Buongiorno a tutti i lettori,

vogliamo parlare di un argomento molto discusso e cioè post produzione si o post produzione no?

E nel caso si scegliesse il si, qual è il limite “consentito” della post produzione?
Partiamo con il dire che quello che segue è la mia personalissima e modestissima opinione.
Siamo nel 2016 e tutto nel mondo e nella vita si evolve, e di conseguenza si rinnova anche il modo di fare fotografia.

Per intenderci, vi presento una situazione similare: si potrebbe fare a meno oggi del cellulare?

Certo che si, naturalmente si vivrebbe lo stesso, ma quanto ci perderemmo?
Le foto mandate in tempo reale, i video messaggi di un figlio al genitore, un semplice messaggio per dire “sono arrivato, tutto ok”…..
Altro esempio: i televisori… quanti di voi vorrebbero ancora un tubo catodico con schermo al massimo di 29 pollici, profondo 60 cm, pesante 60kg, accomodato sul mobile in salotto?
Penso nessuno.
Tutto si evolve, e in mezzo a tutto c’è anche la fotografia.
A tutti quelli che dicono “ era meglio l’analogico” io rispondo: “perché?”
Ora puoi vedere le foto subito, se hai sbagliato la puoi rifare (le foto non vengono male da sole, è il fotografo che sbaglia), grazie alle schede di memoria hai capacità in numero di scatti decine se non centinaia di volte superiori ai vecchi rullini a pellicola ecc… Quindi, perché?
Se vogliamo dire che era più romantico, sono d’accordo con voi.
L’aspettare giorni prima di vedere i propri scatti, stare con l’ansia di sapere se quello scatto, ma proprio quello scatto per il quale ti eri impegnato tanto, era venuto così come lo volevi tu, se sviluppavi da solo, stare a guardare l’immagine che affiorava sulla carta in camera oscura… Sebastiao Salgado nel suo libro “Dalla mia terra alla terra” descrive come nei suoi lunghi reportage chiudesse tutte le pellicole dentro delle scatole metalliche , nastrando la chiusura sui bordi e a loro volta chiudesse quest’ ultime dentro delle valige e spedisse il tutto al redattore o all’agenzia; poteva vedere le foto solo al suo ritorno dopo mesi.
Sono d’accordo con chi di voi sostiene che una volta il fotografo aveva “più mestiere”.

Per fare una fotografia anche solo con una messa fuoco corretta dovevi essere capace! Dovevi saper con una determinata luce quale diaframma usare, abbinando un determinato tempo di scatto.

Non potevi permetterti di sprecare frame di pellicola e così la fotografia era per tanti, ma non per tutti.

Oggi basta un cellulare e la fotografia per tutti è a fuoco di sicuro.
Ma torniamo all’argomento iniziale: post produzione si o no?
Vi svelo una cosa: la post produzione si faceva anche in analogico.

Si partiva con lo scegliere il tipo di pellicola che dava dominanti e gradazioni diverse (fig.1), poi c’erano

(e ci sono ancora ) le gelatine da poter utilizzare davanti all’obiettivo o davanti al flash e poi c’era lo stampatore, il maestro della camera oscura a cui era data la responsabilità di “ far venire bene” le nostre foto, che non era presente sul luogo dello scatto, che non aveva vissuto l’emozione di quella foto e che quindi agiva seguendo il proprio gusto, adottando tecniche diverse che andavano dal bagno usato alla temperatura, all’esposizione ecc…
A riguardo sono abbastanza famose (fig. 2 e 3) le immagini delle foto stampate da Pablo Inirio, stampatore della Magnum Photo, che nel corso della sua carriera ha sviluppato e stampato pellicole di fotografi come: Henri Cartier Bresson, Robert Capa, Dennis Stock…..
Oggi il mestiere di stampatore si è drasticamente ridotto e il compito di post produrre le foto molte volte viene assolto dal fotografo stesso, per altro cosa secondo me giusta in quanto, l’autore della fotografia, grazie alla post produzione eseguita personalmente, riesce meglio a trasmettere le sensazioni e le emozioni avute durante il servizio.

Se una foto è stata scatta alla luce del tramonto, il fotografo potrà usare un filtro arancione per enfatizzare il calore di quella luce, o se parliamo di un bianco e nero il fotografo potrà agire sulle diverse curve per aumentare o diminuire le luci e le ombre ecc…
Ora affrontiamo il secondo quesito: quanta post produzione è consentita?
Secondo me la post produzione deve aiutarci a entrare meglio nella foto, deve enfatizzare l’atmosfera nella quale è stato fatto lo scatto per poterla trasmettere all’osservatore, senza però trasformarsi in un lavoro di grafica.

Quindi già un HDR secondo me è una forma di post produzione eccessiva.

Personalmente uso la post produzione oltre che per, come già detto, enfatizzare un atmosfera, per la correzione dei livelli, per eliminare un disturbo sullo sfondo (i fili della luce, il cartello segnaletico…) o sul soggetto (il famoso brufolo della sposa).

Tutte le foto di moda o pubblicitarie su qualsiasi rivista sono post-prodotte.
In conclusione, alle volte leggendo discussioni sull’argomento sui forum, i vari schieramenti pro e contro , sembra ci siano tante volpi che non riescono ad arrivare all’uva, o meglio, vecchi fotografi a pellicola che non si sono saputi evolvere e dicono che la foto deve essere pura, contrapponendosi a giovani fotografi smanettoni di photoshop che non hanno mai scattato in analogico o che non hanno mai stampato una foto, che fanno cieli al tramonto di mille sfumature, contemporaneamente mari blu cobalto , colline verdissime o visi di modelle dagli incarnati di porcellana e ognuno di essi dice male degli altri.
Vi saluto suggerendovi nuovamente di evolvervi, ma nel modo giusto, perché chi non si evolve o si estingue o vive nel suo piccolo orticello.

Antonio Cirillo

Esempio Antonio Cirillo 1

Esempio Antonio Cirillo 2_3

 

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