Magadan, l’inferno bianco di Adalberto Buzzin

In questa terra sconosciuta, la “strada delle ossa”, dai tempi di Stalin, ma si dice anche prima, i prigionieri politici e delinquenti comuni venivano portati a queste latitudini e con temperature che si aggiravano sui -45° -50°, resistevano poco lasciati sulla strada e venivano mangiati in primavera, dagli animali della zona, da qui il nome “strada delle ossa”.
Oltre 2.200 chilometri tra andata e ritorno, all’interno di paesaggi mozzafiato, villaggi senza nome, cacciatori di volpi vaganti in mezzo al nulla, distributori abbandonati e ricoperti di ghiaccio, persone gentili e ospitali sempre pronte a regalarti un sorriso.
Fino a quando, una sera alle 22.00 di un giorno dimenticato ecco il cartello: Magadan!

“Questi sono i ricordi che porterò sempre nel mio cuore”

Adalberto Buzzin col suo  furgone UAZ 452″.Alberto Buzzin_1 (3)
Alberto Buzzin_1 (1) Alberto Buzzin_1 (2)

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